di Elisabetta Failla
La degustazione alla cieca può sembrare ai meno esperti un divertissement da sommelier o da giornalisti di settore per indovinare di che vino si tratti. Un quiz, insomma, in cui però non si vince nulla. In realtà questa degustazione è la più complessa in assoluto perché non si tratta solo di capire di che vino si tratti, o quale sia l’azienda che lo produca, ma soprattutto di individuare tutte le sue caratteristiche organolettiche. Questo tipo di degustazione, detta anche blind testing, evita qualunque tipo di condizionamento esterno: non si conosce il produttore né le etichette sono nascoste né l’annata e la tipologia. La bottiglia è accuratamente coperta e il degustatore deve fare leva sulla sua esperienza e sui suoi sensi per individuare le caratteristiche del vino. Vista, olfatto, gusto e anche udito (incredibile, il vino fa anche rumore!) sono in allerta per poter capire il vino da degustare.

Ai primi di marzo, in anticipo sulla settimana delle anteprime dei vini toscani, abbiamo partecipato ad una degustazione alla cieca di vini prodotti dalle aziende del Consorzio Chianti Colli Fiorentini. In questo caso si tratta di una degustazione alla cieca può essere di carattere “comparativo” in quanto vengono fornite al massimo due indicazioni sulle bottiglie: tipologia di vino e annata. Dovrà essere quindi valutata la corrispondenza delle caratteristiche proprie di quella tipologia di vino con quelle dei vini che sta gustando.
La degustazione di 72 etichette, in rappresentanza della denominazione, è avvenuta presso l’azienda agricola Marzocco di Poppiano a Montespertoli ospiti di Roberta Chini e di Maurizio Mazzantini. Il Consorzio riunisce i produttori più vicini a Firenze, situati in un territorio ampio situato sulle colline intorno al capoluogo toscano con territori ed esposizioni diverse. Un modo per i giornalisti di settore presenti di approfondire le caratteristiche dei vini per tipologia e annata.

In particolare i vini Chianti Colli Fiorentini soprattutto 2020 e 2019 e quelli Chianti Colli Fiorentini Riserva del 2018 con qualche etichetta del 2017 e 2016. Abbiamo cominciato con i bianchi: Chardonnay 2020 caldi e fruttati e 2021 più vegetali. Tra i rossi ci ha colpito l’annata 2018. Sia nell’annata che nella riserva abbiamo notato bouquet di spessore dove fiori e frutti rossi si uniscono a leggere note balsamiche e boisé mentre al gusto appaiono morbidi, in certi casi anche abbastanza corposi, e con tannini piuttosto vellutati, persistente e con un bel finale di bocca.
Difficile per il momento trovare una vera e propria identità di produzione, proprio perché terreni e esposizioni possono fare la differenza fra un vino e l’altro. Ma la strada intrapresa è sicuramente giusta e in futuro potremmo avere delle belle sorprese da questa denominazione.
Pochi giorni prima, tra l’altro, è stato siglato il Protocollo di intesa tra il Consorzio Chianti Colli Fiorentini e le Amministrazioni Comunali della provincia di Firenze, volto alla promozione del territorio. Un modo questo per il Consorzio che tutela, valorizza e cura gli interessi generali relativi a questa denominazione, per poter lavorare insieme ai progetti di valorizzazione del patrimonio culturale, artistico e paesaggistico del territorio, e la firma apposta oggi ne è un’importantissima dimostrazione.
