Padova Urbs Picta – Giotto, la Cappella degli Scrovegni e i cicli pittorici del Trecento | Unesco Italia

https://www.unesco.it/it/PatrimonioMondiale/Detail/1182

Dante attesta il primato raggiunto da Giotto nel campo della Pittura nel Canto XI del Purgatorio (vv. 73-108) e Giotto, o chi per lui della sua scuola, effigia Dante, post mortem, in un celebre affresco del Bargello, in Firenze. Dante fa visita a Giotto nella Cappella degli Scrovegni. L’Imolese Pietro d’Abano (Abano, 1250-1316) nelle sue parole così descrive:“Accadde una volta che mentre Giotto, ancora abbastanza giovane, dipingeva a Padova una cappella nel luogo dove un tempo c’era l’anfiteatro, o arena, giunse anche Dante da quelle parti e Giotto lo accolse con grandi onori e lo ospitò a casa sua. Qui Dante, vedendo che i suoi molti bambini erano davvero brutti e, per dirla in breve, somigliantissimi al padre, gli chiese: “Egregio maestro, mi domando stupito perché voi, che non avete uguali nell’arte del dipingere, facciate tanto belle le figure degli altri e cosí brutte, invece, le vostre”. Al che Giotto, ridendo, rispose prontamente: “Perché dipingo di giorno, ma plasmo di notte”. La risposta piacque estremamente a Dante, non perché fosse nuova, visto che si trova nei Saturnali di Macrobio (suddivisa in 7 libri dedicati al figlio Eustachio) ma perché prende lo spunto soprattutto dall’arte poetica e retorica di Virgilio, considerato maestro di ogni sapere umano. La “battuta” piacque a Dante in quanto nata dall’ingegno dell’uomo. Dante e Giotto appartenevano ad un medesimo circolo ristretto di intellettuali, i Fedeli d’Amore.
In quest’ottica è significativo pure l’attributo di «maestro» riconosciuto a Giotto, perché sappiamo benissimo che con tale titolo il pittore potrà firmarsi soltanto dal 1327, quando gli fu concesso di iscriversi in Firenze (primo in assoluto nella sua categoria) alla stessa corporazione cui appartenne l’Alighieri, quella dei Medici e degli Speziali. Con tale titolo, infatti, l’artista si firmò nelle opere successive a quella data, ma mai in precedenza. Dante e Giotto si pongono alla base di una rifondazione dell’Arte tale da innalzare nuovamente l’Uomo alle stelle, che non è facile retorica, ma espressione di un preciso ed oggettivo indirizzo neoplatonico. ( tratto da Dante e Michelangelo, testo Elena Tempestini) Giovanni Bernabei

Dante attesta il primato raggiunto da Giotto nel campo della Pittura nel Canto XI del Purgatorio (vv. 73-108) e Giotto, o chi per lui della sua scuola, effigia Dante, post mortem, in un celebre affresco del Bargello, in Firenze. Dante fa visita a Giotto nella Cappella degli Scrovegni. L’Imolese Pietro d’Abano (Abano, 1250-1316) nelle sue parole così descrive: “Accadde una volta che mentre Giotto, ancora abbastanza giovane, dipingeva a Padova una cappella nel luogo dove un tempo c’era l’anfiteatro, o arena, giunse anche Dante da quelle parti e Giotto lo accolse con grandi onori e lo ospitò a casa sua. Qui Dante, vedendo che i suoi molti bambini erano davvero brutti e, per dirla in breve, somigliantissimi al padre, gli chiese: “Egregio maestro, mi domando stupito perché voi, che non avete uguali nell’arte del dipingere, facciate tanto belle le figure degli altri e cosí brutte, invece, le vostre”. Al che Giotto, ridendo, rispose prontamente: “Perché dipingo di giorno, ma plasmo di notte”. La risposta piacque estremamente a Dante, non perché fosse nuova, visto che si trova nei Saturnali di Macrobio (suddivisa in 7 libri dedicati al figlio Eustachio) ma perché prende lo spunto soprattutto dall’arte poetica e retorica di Virgilio, considerato maestro di ogni sapere umano. La “battuta” piacque a Dante in quanto nata dall’ingegno dell’uomo. Dante e Giotto appartenevano ad un medesimo circolo ristretto di intellettuali, i Fedeli d’Amore.
In quest’ottica è significativo pure l’attributo di «maestro» riconosciuto a Giotto, perché sappiamo benissimo che con tale titolo il pittore potrà firmarsi soltanto dal 1327, quando gli fu concesso di iscriversi in Firenze (primo in assoluto nella sua categoria) alla stessa corporazione cui appartenne l’Alighieri, quella dei Medici e degli Speziali. Con tale titolo, infatti, l’artista si firmò nelle opere successive a quella data, ma mai in precedenza. Dante e Giotto si pongono alla base di una rifondazione dell’Arte tale da innalzare nuovamente l’Uomo alle stelle, che non è facile retorica, ma espressione di un preciso ed oggettivo indirizzo neoplatonico. ( tratto da Dante e Michelangelo, testo Elena Tempestini) Giovanni Bernabei

Lascia un commento